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Drammaturgia - Risultato Ricerca
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Enrico Deschner-Con gli occhi aperti
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CON GLI OCCHI APERTI
I ATTO
Sulla parte sinistra della scena una scrivania messa di sbieco, sormontata dal disordine di fogli, cartelle, un telefono, una lampada accesa, un portapenne ed altri oggetti. Seduto dietro ad essa, su una sedia girevole, un uomo sulla trentina. La parte destra della scena presenta una sedia di legno sulla quale è seduta una donna, anch'ella sulla trentina, con i gomiti poggiati sulle ginocchia e lo sguardo basso. Tra una battuta e l'altra c'è sempre una brevissima pausa. L'illuminazione è solo quella essenziale.
UOMO: Fu il pretesto. Sì, fu quello.
DONNA: E' solo una scusa.
UOMO: Effettivamente fu il pretesto a farmi forte.
DONNA: Come puoi dire una cosa del genere.
UOMO: Qualsiasi cosa, ma l'oroscopo no.
DONNA: Io? Io che ti ho sempre assecondato!
UOMO: Ecco che fu, il pretesto.
DONNA: Non credere in te. Io!
UOMO: Forse sarebbe andata diversamente.
DONNA: Ti ho già perdonato!
UOMO: Non sarebbe cambiato niente. Avevo altro per la testa.
DONNA: Sì, ti ho perdonato. Ti avevo.
UOMO: Però senza l'oroscopo, senza quel pretesto, forse ci avrei ripensato.
DONNA: Tanto lo so che è una scusa.
UOMO: Forse.
DONNA: Adesso sarai già da lei.
UOMO: Tanto non era lei quella giusta.
DONNA: Anzi te la sarai già fatta.
UOMO: Allora perché pensarci?
DONNA: Porco.
UOMO: Con tanti sistemi, tanti approcci, eppure sapeva come ero fatto.
DONNA: Porco e bugiardo.
UOMO: Cosa si aspettava, che saltassi di gioia in mezzo alla stanza?
DONNA: E adesso cosa faccio qui da sola? Sola.
UOMO: Se me l'avessero raccontato prima non ci avrei creduto. Lei, chiedere di uscire a me? Un sogno. Invece realtà. No, un sogno e basta. Ma per chi? Chi ha sbagliato mossa? Chi ha vinto la partita? Lei, decisamente. Ma perché sono triste? Devi esser felice. Devi... essere felice.
DONNA: Come ci sono finita qui? Dove ho sbagliato? Chi me l'ha messo accanto questo primate insulso? Io, io l'ho scelto, io ho scelto questa vita.
UOMO: Cambierà tutto. Che sarà della mia vita? Ce la farò?
DONNA: No, questa vita ha scelto me. Con tante persone, proprio io devo essere disgraziata? Era destino. E' sempre destino, ma perché proprio il mio di destino? E adesso che faccio? Dio, basta mi arrendo. (Si alza, scoppiando in lacrime). Mi senti? Hai vinto! Sono uno straccio, una pezza. Dove ho sbagliato? Mi vuoi rispondere? Dove ho sbagliato? O hai sbagliato tu? Io che cosa ho fatto? (Fa un lento giro intorno alla sedia, poi affannata torna a sedersi e reclina la testa all'indietro).
UOMO: (Alza la cornetta del telefono e preme un tasto della pulsantiera). Caterina, venga un attimo.
CATERINA: (dopo un breve momento, entrando da sinistra) Mi dica. (Si ferma di fronte la scrivania ed aspetta qualche secondo). Dottore, è sicuro di sentirsi bene? Mi sembra pallido. (Ammiccante). Posso far qualcosa per lei? Vuole un po' d'acqua?
UOMO: (Asciugandosi la fronte) Sto bene, grazie. Ha chiamato?
CATERINA: Chi?
UOMO: (Agitandosi) Come chi! Mia moglie! Nessuna telefonata da Roma?
CATERINA: (Imbarazzata) Ma... veramente... dottore, lei sa bene che non può chiamarla.
UOMO: (Corrugando la fronte, sempre agitato) Non può? Perché? (Riprendendosi) Sì, sì, mi scusi. E' la situazione, mi capisce?
CATERINA: Non si preoccupi, è normale.
UOMO: E' la prima volta.
CATERINA: Appena ho notizie le faccio sapere.
UOMO: Se chiama mia moglie me la passi subito. (Correggendosi). Cioè, se chiamano mi ci faccia parlare. Lì c'è mio fratello.
CATERINA: Senz'altro. Se non c'è altro, torno di là.
UOMO: Sì, grazie Caterina. Anzi, per cortesia mi riempia mezzo bicchiere d'acqua e me lo porti con un calmante. (Apre una cartella e comincia a sfogliarne il contenuto).
CATERINA: Vado. (Esce a sinistra).
(Suona un campanello)
DONNA: (Dopo essersi alzata si dirige verso destra e fa entrare una donna, accogliendola con voce sommessa) Vieni, entra.
SERENA: Scusa, ma Nicola faceva i capricci e non mi lasciava uscire. (Tira fuori un fazzoletto dalla tasca). Tieni, asciugati il viso.
DONNA: (Lo prende) Grazie. (Poi, abbracciandola). Sola, sono rimasta sola.
SERENA: Sono qui. Racconta. Se ti va.
DONNA: (La lascia e annuisce con la testa). Stanotte, è cominciata stanotte: è arrivato a casa alla tre e mezza; quando ha acceso la luce del corridoio mi sono svegliata e rimanendo a letto gli ho chiesto il motivo del ritardo, perché la sera prima per telefono non me l'aveva detto. Una cena di lavoro, mi risponde.
SERENA: Bastardi, sempre la stessa scusa, non hanno neanche fantasia.
(Mentre parlano da sinistra entra Caterina. Ha in mano un vassoio con sopra un bicchiere e una scatola di medicine. Lo poggia con lentezza sulla scrivania, facendosi un po' di spazio ma con garbo per non disturbare l'uomo che, nel frattempo, continua ad analizzare i fogli contenuti nella cartella che ha in mano. Poi raccoglie qualcosa da terra ed esce).
DONNA: Gli ho detto che si fa sfruttare troppo e che per la sua disponibilità meriterebbe maggiori riconoscimenti. Gli ho ricordato che nelle ultime settimane, tutto il suo tempo libero è stato assorbito proprio dal lavoro e gli ho chiesto se pensava che quella benedetta promozione di cui mi aveva parlato sarebbe arrivata. Ha sbuffato seccato, commentando che non ci servono altri soldi e che stiamo già bene così. Ha spento la luce e si è infilato sotto le coperte. Non so quanto tempo sia passato, ma ha riacceso la luce e girandosi di scatto mi ha rimproverato di crederlo un fallito. Ha detto che non credo in lui, che non lo ritengo in grado di farsi rispettare. Si è alzato e senza darmi tempo di rispondergli ha cominciato ad urlare che non ne poteva più. Che io non lo meritavo, che gli tarpavo le ali. Ha cominciato a rivestirsi di fretta, senza smettere di inveire. Così mentre abbottonava la camicia, l'ho visto. (Ricomincia a piangere).
SERENA: Calma, su, cosa hai visto?
DONNA: Sul colletto c'era del rossetto. Il rossetto di quella là! Mi aveva giurato che era finita. Che non l'avrebbe più rivista. Altro che lavoro.
SERENA: Tutti uguali.
DONNA: Allora ho perso la testa. Mi sono alzata e gli sono piombata addosso, gli ho sollevato il colletto per farglielo vedere e l'ho schiaffeggiato. Lui mi ha spinto indietro e sono rifinita sul letto in lacrime. Con maggiore foga ha continuato a vestirsi, gridando che era come pensava, che io non l'avevo realmente perdonato e che lo ritenevo un uomo che non merita fiducia. Negava. Negava ancora! Ma non sembrava volermi convincere, piuttosto era come se recitasse una parte. Ha preso una valigia e ha cominciato a buttarci dentro i suoi vestiti. Poi si è fermato e si è seduto sul letto di spalle.
SERENA: (Con dolcezza) E tu?
(Intanto l'uomo lentamente prenderà il suo calmante e si rimetterà al lavoro).
DONNA: Non sapevo cosa volevo: stavolta doveva andarsene, ma dovevo essere io a cacciarlo, non lui ad andare. Era un incubo: volevo urlare ma non ci riuscivo, muovermi ma ero impalata. Negli incubi mi capita spesso. Un incubo. Ha cominciato a piangere e a parlare piano: era colpa mia. Lui era costretto a tradirmi per colpa mia. Perché io lo rendevo insicuro. Diceva che dovevo prendermela con me stessa. Che la colpevole ero io, io lo facevo diventare un uomo da poco. La voce diventava sempre più ferma. Più mi spiegava che il mostro ero io e più acquistava sicurezza. E' andato avanti a lungo, forse per ore. Ha ripescato eventi del nostro passato che io a stento ricordavo, mi ha elencato tutti i suoi fallimenti e mi ha dimostrato che dietro tutto c'ero sempre io. Mi ha stordita. Lui era la vittima, io la carnefice. Io che mai avevo osato rimproverargli qualcosa, che l'avevo sempre appoggiato e sempre sostenuto, anche quando credeva di non farcela, io che non gli ho mai chiesto niente per me. (Si copre il volto con le mani).
SERENA: (L'abbraccia di nuovo e se la tiene stretta a sé). Non è colpa tua. Non è colpa tua.
UOMO: (Buttando di scatto la pratica sulla scrivania). Non ce la faccio.
SERENA: Voleva solo scaricare su di te i suoi errori.
UOMO: Perché non chiama?
SERENA: Capito? Tu non c'entri.
UOMO: (Alza nuovamente la cornetta e preme il solito pulsante). Caterina.
CATERINA: (Entrando da sinistra con delle buste da lettera in mano). Dica.
UOMO: Allora? Nessuna telefonata?
CATERINA: No dottore, gliel'ho detto: stia tranquillo, appena telefonano sarà mia premura passarle la chiamata.
UOMO: (Riflettendo). Come si chiama l'ospedale?
CATERINA: Bambin Gesù.
UOMO: (Risoluto). Sì, brava. Cerchi il numero sull'elenco e me lo dia.
CATERINA: Mi scusi ma qui abbiamo solo gli elenchi di Milano.
UOMO: E allora cerchi su internet, chieda a qualcuno. Faccia quel che vuole ma mi trovi quel numero. Avrò diritto o no di sapere come sta?
CATERINA: Sì dottore, sarà fatto. (Indicando il vassoio). Posso?
UOMO: Sì.
CATERINA: (Mostrandogli le lettere che aveva in mano). E' arrivata la risposta del ragionier Pinzi. a lascio qui. Le bollette le porto di là. (Posa una lettera sul tavolo, prende il vassoio con quanto vi è sopra e si avvia verso l'uscita).
UOMO: Caterina?
CATERINA: (Voltandosi). Sì?
UOMO: Grazie.
CATERINA: Dovere (Esce da sinistra).
DONNA: Che devo fare?
UOMO: Devo chiamare?
DONNA: Cosa farò ora, qui, da sola?
UOMO: Perché non sono lì con lei? Che ci faccio qui a settecento chilometri di distanza?
SERENA: Te l'ho detto. Non sei sola.
UOMO: Sono uno snaturato.
SERENA: Il mostro è lui, che fa soffrire un angelo come te.
UOMO: Perché non chiamano?
SERENA: Tanti matrimoni finiscono. Ti rifarai una vita e sarai felice.
UOMO: Altro che calmante. Mi sento più nervoso di prima.
SERENA: Almeno non avete figli.
UOMO: Sarò padre.
DONNA: (Alzando la sguardo). Già, non abbiamo figli.
UOMO: (Scandendo). Io sarò padre.
Buio
II ATTO
All'aperto in un giardinetto pubblico. Molta luce. Pochi elementi ma caratterizzanti, un albero al centro. Una panchina a sinistra volta verso il pubblico e, seduto su di essa, l'uomo. Ugualmente una panchina a destra e su di essa la donna e Serena. Di tanto in tanto voci di bambini che giocano.
UOMO: Perché ci penso ancora? Avevo diciott'anni, erano situazioni normali. Adesso che importanza ha? Però ci penso. Ho una figlia bellissima, una moglie straordinaria e ci penso. Non è un tradimento, lo so, ma ci penso. Avevo sognato tanto quel momento. Avevo sognato la mia vita insieme a lei. Poteva essere l'inizio. Fu la fine. Nemmeno, fu nulla. Un attimo fra tanti, ma ci penso. Lei era così... Lei è su un altro treno, su altri binari. Felice spero, come lo sono io. Sono felice.
SERENA: Mi fa piacere sentire che stai meglio. Fai bene a cercare lavoro: hai tutta la vita davanti.
DONNA: Ero ad un binario morto. Ma ora sto bene. Non avevo tanta energia dai tempi del liceo. Mi sento una locomotiva.
SERENA: Te li ricordi quegli anni?
DONNA: Venivamo sempre qui il sabato.
SERENA: Si stava bene, a guardare la gente che passava. I vecchi...
DONNA: E i giovani.
SERENA: E che giovani! Non trovi che negli ultimi quindici anni i ragazzi siano diventati più brutti? La nostra era un'altra generazione, una razza in via d'estinzione. Questi non sanno neanche che voglia dire andare a scuola per divertirsi.
DONNA: Chissà se ci sono ancora i nostri professori.
SERENA: Te la immagini la Zaffa ancora a spiegare latino? Così alla prima perifrastica sbagliata, invece di metterti due ti tira la dentiera.
DONNA: Sarà alta la metà.
SERENA: Se è ancora viva, con tutti gli accidenti che le mandavamo!
DONNA: (Malinconica). E gli altri?
SERENA: Carla lavora al centro commerciale, Antonio pare sia in Francia, Giorgia, lo sai, è avvocato, Paola si è sposata da poco. Ricordi: ci aveva invitato. Silvia...
DONNA: (come sopra). Chissà che fa...
SERENA: Ma come, te l'avevo detto: fa l'architetto in uno studio privato. Guadagna pure bene.
DONNA: (c.s.). Avrà una famiglia...
SERENA: Ma di chi parli?
DONNA: (c.s.). Magari avrà pubblicato quel famoso romanzo che diceva sempre di voler scrivere.
SERENA: Non dirmi che... No, ci pensi ancora?
DONNA: (Sorridendo). Sì.
SERENA: Tu sei fuori: sono passati quindici anni.
DONNA: Non ho rimpianti, è solo curiosità.
SERENA: Certo che altri avrebbero pagato per trovarsi al suo posto e lui invece...
UOMO: Ma se sono felice, perché sarei pronto a pagare per rivederla?
DONNA: Vorrei solo sapere se sta bene.
UOMO: Roma è così grande, si può vivere una vita intera senza incontrarsi.
SERENA: Dopo la scuola, ha tagliato i ponti con tutti. In fondo un solitario lo è sempre stato, ma era sostanzialmente buono.
DONNA: Riusciva a scherzare anche quando sembrava impossibile.
SERENA: Talvolta fuori luogo.
DONNA: Era se stesso, simpatico, sempre allegro.
UOMO: Per mesi e mesi ho fatto il pagliaccio, perché si accorgesse di me. Non c'erano speranze.
DONNA: Lui non se n'è mai accorto, sai? Era un po' ingenuo.
SERENA: O un po' tardo.
DONNA: Era semplice, per questo era speciale. Di tanti amori, questo mi è rimasto impresso.
SERENA: Per forza, è stato l'unico che non è caduto ai tuoi piedi.
DONNA: Non scherzare.
SERENA: E' vero: solo uno stupido poteva rifiutarsi di uscire con una ragazza come te.
UOMO: Chi me l'avrebbe detto che qualche mese dopo le parti si sarebbero invertite? Da cacciatore a preda, da sognatore a sognato. Che spettacolo.
DONNA: Ti dico che non aveva capito, per lui era una frase come tante, eravamo amici, non vedeva altro, per questo non se ne accorse.
SERENA: Era uno stupido.
UOMO: Che stupido.
DONNA: Sai che quei giorni me li ricordo tutti?
UOMO: Ora basta pensarci. E' senza senso.
DONNA: Mi mostravo triste perché lui se ne accorgesse e mi chiedesse cosa avevo.
SERENA: E lui niente.
DONNA: Forse non era la tecnica giusta.
SERENA: Forse non era la persona giusta.
DONNA: Così ho cominciato a pensare a qualche altra cosa.
SERENA: Potere delle donne.
UOMO: Chissà come le sarà venuto in mente. Chissà se aveva studiato tutta la situazione: era molto pignola, probabilmente aveva calcolato tutto.
DONNA: Non mi veniva in mente niente, così mi sono buttata. Una mattina.
UOMO: Con una mano torturava un orecchino, con l'altra dondolava una penna.
DONNA: Lui era in piedi e io mi alzai.
UOMO: Doveva essere nervosa.
DONNA: Adesso o mai più.
UOMO: Il pretesto, fu il pretesto.
DONNA: (Si alza e si volge verso sinistra). Ho letto che questo mese Ariete e Gemelli vanno molto d'accordo, che ne dici se un pomeriggio di questi andiamo da qualche parte?
UOMO: (Deluso). L'oroscopo no.
DONNA: (Abbassando la testa). Non fece una piega.
UOMO: (Alzandosi e voltandosi verso destra). Grazie, no, in questi giorni non ho neanche il tempo di respirare. Grazie.
DONNA: (c.s.). Disse la prima cosa che gli venne in mente.
UOMO: (Abbassando la testa). Avevo altro per la testa. Altro.
SERENA: Uno stupido.
(I due alzano il capo e sembrano guardarsi. Pausa. Si odono le voci e le risa dei bambini e dei ragazzi che giocano. Poi trilla un telefonino).
UOMO: (Infila la mano nelle giacca e ne estrai un telefonino che apre e porta subito all'orecchio). Pronto.
SERENA: Non sopporto la gente che fa suonare quegli aggeggi infernali dappertutto.
UOMO: (Si rimette seduto ed accavalla le gambe). Dimmi amore. La piccolina?
DONNA: (Sedendosi). Lui invece i cellulari li odia. Me lo ricordo perché solo a sentirne parlare si arrabbiava.
UOMO: Va bene, ci passo prima di salire a casa.
DONNA: Diceva che piuttosto che comprarne uno sarebbe tornato ai messaggi di fumo.
SERENA: Evoluto.
UOMO: Ciao, ciao, ciao. (Chiude il telefonino e lo ripone nella tasca interna della giacca).
DONNA: Non mi aspettavo reagisse così. Non prospettavo minimamente la sua risposta superficiale ed al tempo stesso innocente.
UOMO: Sorrisi e mi allontanai, congelando quel momento per dopo.
DONNA: Sparì in mezzo agli altri.
UOMO: Come ci rimase?
DONNA: (Fissando Serena). Ti guardai e tu mi dicesti...
SERENA: ...Che stupido!
DONNA: Poi ci siamo messe a ripassare storia e non ne abbiamo parlato più.
SERENA: Sei tu che non hai voluto parlarne. Hai detto che non era importante e invece ci pensi ancora.
DONNA: Te l'ho detto: è solo curiosità.
UOMO: E' singolare che quando si senta il bisogno di qualcuno nessuno sia mai nei paraggi, mentre non appena si desideri restare qualche momento da soli, senza dare nell'occhio, tutti ti si affollino attorno in una continua staffetta. Finalmente sul tardo pomeriggio ebbi la possibilità di scongelare tutto. Ma forse era passato troppo tempo e quella strana inquietudine non c'era più.
DONNA: Ammetto che quel pomeriggio ci ripensai. Come avrebbe reagito un altro al suo posto?
UOMO: Ripercorsi tutto il breve episodio. Mi ero comportato bene?
DONNA: Nel migliore dei casi avrebbe detto...
UOMO: (Disaccavalla le gambe). ...Se lo dice l'oroscopo perché no? (Scuotendo la testa). Non si aspettava certo una frase del genere!
DONNA: Ma ero pronta anche ad un...
UOMO: ...Grazie ma non sei il mio tipo! Ecco forse una persona normale avrebbe risposto così. Chiaro e cordiale. Convenzionale e prevedibile.
DONNA: In fondo era questo che pensava.
UOMO: Io non potevo: sarebbe stata la più grande bugia. In quella frazione di secondo avevo cercato una frase che non fosse offensiva, che mostrasse che ero lusingato, ma che mi liberasse dal disagio causatomi da quella domanda, inequivocabilmente.
DONNA: Era sicuro di sé, come sempre.
UOMO: Me la sono fatta sotto in un secondo. Come sempre.
DONNA: Se sapesse che adesso ho alle spalle un matrimonio fallito e che non ho ancora fatto nulla della mia vita, potrebbe gioire di aver fatto la scelta giusta.
UOMO: Come si può prendere una scelta così importante in qualche decimo di secondo? Sarebbe tutto più facile se uno potesse fermare il tempo, prendersi una pausa per riflettere e poi rimettere tutto in moto al momento opportuno con la frase giusta in bocca. Perché in quel momento? Avevo tribolato mesi per dimenticarla e quando ci ero riuscito. Pam! I miei piani erano saltati in aria. Non potevo accettare: sarebbe stato come sputare su tutta la fatica che avevo fatto.
SERENA: Non perdere tempo dietro queste cose. Hai detto tu che neppure se ne sarà accorto. E sono certa che anche tu non ci pensi seriamente.
DONNA: E' proprio questo il punto. Non sono seria. Sto solo sognando un po'.
SERENA: Tu ti fai del male. Sei appena uscita da una storia tormentata, da un matrimonio sbagliato e ti metti a sognare gli amori adolescenziali? Sei fuori. Con tanti uomini che ci sono in giro. Se vuoi ti presento qualcuno dei miei colleghi. C'è Luigi che è un tipo in gamba, se la cava in cucina ed è single. Se ti va organizziamo una cena a casa mia. Mando Nicola dalla nonna e siamo noi quattro. Eh? Che ne dici? Ti fa bene distrarti. Ma mi ascolti?
DONNA: (Come ridestandosi). Un sogno. Nulla più. E' passato.
SERENA: Ma stai bene?
DONNA: Benissimo. Te l'ho detto: è passato. Volevo evadere un po' e l'ho fatto. Non ci sono feriti, non ci sono vinti. (Guarda l'orologio da polso). Tra due ore ho il colloquio, dovrei andare a prepararmi.
SERENA: Uh! E' vero, è tardi. Nicolino starà già strillando: è famelico quanto un adulto. A momenti mangia più di suo padre. Ciao, ti chiamo dopo. Scappo.
DONNA: Ciao.
(Serena si alza e, a passo svelto, esce, ma stavolta verso sinistra).
UOMO: Perché vanno sempre tutti di fretta? Io sono qui a rimuginare su un fatto accaduto quindici anni fa e la gente non fa altro che accelerare il presente perché diventi al più presto passato. Ma forse hanno ragione loro. Non ne vale la pena.
DONNA: Sognare non cambia la realtà.
UOMO: Ma allora perché finisco sempre col battere la testa su quel giorno? Non basta mia moglie? Non bastano tutte le donne che ho avuto? Che cos'ha quel momento? Gira che ti rigira sono sempre lì. Forse ci avrei ripensato, forse i miei sentimenti da poco assopiti si sarebbero ridestati. E' inutile. Giungo sempre alla stessa conclusione. Fu il pretesto. Mi difesi dietro lo schermo creato dalle sue parole. Aver usato l'oroscopo come pretesto è stato per me l'appiglio per farmi forte della mia finzione. Povero stupido.
DONNA: Povera stupida. Come dice Rossella? Domani è un altro giorno. Ho una vita davanti. Ho sbagliato, va bene, sono stata sfortunata, meglio: vorrà dire che ho un credito col destino. Ora non ho niente, ma ho il mio futuro. Si parte. (Si alza e si guarda intorno indecisa sulla direzione da imboccare).
UOMO: Basta. Ho detto basta. Non è possibile ritirare fuori sempre quest'episodio. Basta. Lo vuoi capire o no? Calma. Respira. Ho una famiglia, un lavoro, una buona posizione, ho una bambina e devo pensare a lei. Ho tutto e continuo a vivere nel passato. (Si alza). Capolinea.
(Con passo deciso e a testa bassa si dirige verso destra mentre la donna con calma ha già cominciato a muoversi verso sinistra. Si scontrano al centro del palco).
INSIEME: Scusi!
(Si spostano e proseguono con la stessa andatura, il primo uscendo a destra e l'altra a sinistra)
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