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Caligola

di Albert Camus
traduzione di Franco Cuomo

regia di Corrado d'Elia
assistente alla regia Luca Ligato

con
Corrado d'Elia, Laura Ferrari, Bruno Viola, Vincenzo Giordano, Andrea Tibaldi, Marco Brambilla, Stefano Pirovano, Dario Leone, Antonio Giovinetto, Nastassia Mandelu, Valentina Grancini

scene Fabrizio Palla
costumi Corrado d'Elia
luci Alessandro Tinelli



Su una scena semplice ed essenziale, completamente bianca, immagine di solitudine e malattia, spicca il rosso dei pochi oggetti e del sangue, come a lasciar scorgere vive e pulsanti le trame della passione estrema.

Sulle note di walzer ballati dai vivie dai morti, Caligola, bimbo dalla faccia buona, si dibatte in una vasca di palline rosse, metafora del potere che non serve a nulla, ossessionato da fantasmi e visioni terrificanti, circondato da personaggi che non capiscono, non accettano e si difendono con le loro mediocrità.
Tutto è sentimento scoperto, dolore estremo, stralunata malinconia.

Ma è la passione per la vita che anima la sua spinta distruttiva. È la perdita non solo dell'amore, ma della possibilità stessa dell'amore, il vero motore del suo agire sanguinario.

È la coscienza dell'impossibilità per l'uomo di essere libero e felice che lo spinge, in un crescendo di follie omicide alla sua stessa morte. È alla fine la sua profonda, assoluta umanità, che lo rende mostro. Ed è questa attuale, irrinunciabile umanità che lo spettacolo vuole raccontare.

Dal capolavoro di Camus, testo di straziante sentimento, uno spettacolo di forte attualità, metafora della solitudine del potere, della sua inutilità e del dolore umano.

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