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Amleto

di W. Shakespeare

progetto e regia di Corrado d'Elia
assistente alla regia Luca Ligato


con
Corrado d'Elia
Mimosa Campironi
Giulia Bacchetta
Alessandro Castellucci
Gustavo La Volpe
Nicola Stravalaci
Marco Brambilla
Andrea Tibaldi
Marco Biraghi

scene di Fabrizio Palla - foto di Angelo Redaelli
luci di Alessandro Tinelli - fonica di Fabrizio Fini



Racconta di me e della mia causa, non dimenticare....

Sono queste le ultime parole che Amleto morente rivolge ad Orazio, l'amico carissimo,
l'unico sopravvissuto della storia.
E questi accoglie la preghiera e ne diventa il testimone.
Col procedere del tempo però, com'è normale, il ricordo si sbiadisce e si deteriora
e nella mente di Orazio la vicenda si confonde e si scompone.

In una stanza vuota raccontiamo ma, forse è più esatto dire, ricordiamo la vicenda di Amleto, così come la memoria di Orazio ce la rimanda: una sequenza più o meno logica di quadri in cui i volti e le immagini emergono dal buio con la rapidità di un battito di ciglia.

La scena è una stanza della memoria, claustrofobica e senza via d'uscita. Le azioni si susseguono al ritmo ossessivo del ricordo, si confondono e si mischiano come avviene nella mente di Orazio, che ci restituisce una storia spezzata, frammentaria, ma colma di umanità.

Dopo il successo degli spettacoli Otello, Romeo e Giulietta e Macbeth, Corrado d'Elia e la Compagnia Teatri Possibili concludono il percorso shakespeariano affrontando uno dei testi più amati, più tradotti e più rappresentati al mondo.
Tutti gli allestimenti sono caratterizzati da messe in scena originali, un linguaggio visivo marcato e quasi cinematografico, essenzialità nelle scelte di scene e costumi, ritmo sostenuto, uso drammaturgico delle luci e della musica e spesso mancanza totale di coordinate spazio-temporali concrete e naturalistiche.
Un percorso verso la frammentarietà, che qui raggiunge il suo apice, con un taglio fortemente cinematografico.

I luoghi dove si svolgono le azioni sono spesso luoghi della mente, dell'immaginario o dell'anima in una logica di labilità del confine tra sogno e realtà.

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