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  Appesa ad u filo, Vita e Morte di Ulrike Meinhof  
Appesa ad u filo, Vita e Morte di Ulrike Meinhof

 

RASSEGNA dal 25 al 31 ottobre
Anni di piombo: La parola caduta

27 e 28 ottobre

Narramondo
APPESA AD UN FILO
vita e morte di Ulrike Meinhof

di e con Elena Dragonetti e Raffaella Tagliabue

testo di E. Dragonetti, N. Pannelli, R. Tagliabue

scene e luci Laura Benzi
musiche originali SIMENZO

La vita, le scelte e la morte di una donna raccontate e indagate da due attrici, due donne. La forma è quella di una narrazione che segue fedelmente l'ordine cronologico degli eventi e che si modella sul percorso esistenziale della Meinhof. Il racconto viene intervallato dagli scritti originali di Ulrike.

“Il mondo d'oggi può essere espresso anche per mezzo del teatro,
purché lo si descriva come un mondo trasformabile.”
Bertolt Brecht
 
E' un percorso di fatti. Non c'è nulla di inventato. Ulrike Meinhof, giornalista, militante del partito comunista e madre, ad un certo punto della sua vita, con un salto da una finestra, sceglie di lasciare tutto, famiglia, lavoro e ruolo socialmente riconosciuto. Fonda con Andreas Baader e Gudrun Ensslin la RAF (Rothe Armée Fraction), il principale gruppo armato clandestino nella Germania dei roventi anni '70. Arrestata nel giugno del '72 trascorre quattro anni in un braccio speciale del carcere di Stammheim, in completo isolamento e sottoposta a regime di privazione sensoriale, la cosiddetta tortura bianca. Nel maggio del '76 viene trovata impiccata nella sua cella.
Una commissione di inchiesta internazionale al termine del lavoro di indagine dichiara insostenibile la tesi del suicidio.
La vita, le scelte e la morte di una donna raccontate e indagate da due attrici, due donne.
La forma è quella di una narrazione che segue fedelmente l'ordine cronologico degli eventi e che si modella sul percorso esistenziale della Meinhof. Il racconto viene intervallato dagli scritti originali di Ulrike, che abbiamo deciso di mantenere sia per il loro carattere incisivo e di evidente attualità, sia per rispettarne fedelmente la linea di pensiero.
Il nostro è il tentativo di sfruttare il passato per rileggere il presente. Per averne una visione più consapevole.
E in un tempo in cui si legittima ancora la tortura come metodo punitivo, le parole della Meinhof, torturata tramite privazione sensoriale, ci permettono di restituire la voce negata ai prigionieri politici e di denunciare la loro condizione.

Rassegna Stampa ANNI DI PIOMBO

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