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RASSEGNA dal 25 al 31
ottobre Anni di piombo: La parola caduta
25 e 26 ottobre
Narramondo Vincitore del Premio
Tuttoteatro.com "Dante Cappelletti" A.V. STORIA DI UNA BR.AVA
RAGAZZA Studio su 'A.V. storia di una
BR.ava ragazza' di Chiara D’Ambros, Marianna De Fabrizio, Elena
Vanni
con Marianna De Fabrizio, Elena Vanni
collaborazione alla regia Elena Dragonetti, Raffaella
Tagliabue
È l’incontro-scontro di due Realtà, due Tempi e due Spazi.
Angela è una maestra delle elementari. Racconta e vive la sua vita negli
anni 70 e il suo ingresso nelle BR. Ragazza, invece, vive e racconta negli
anni ’90; è un’ex allieva di Angela che quasi per gioco inizia una ricerca sulla
sua meastra, ma si trova di fronte a ben altro. Parlano a voci alternate,
Angela e Ragazza, da due luoghi non luoghi in cui Tempo e Spazio si ripiegano su
se stessi, regalando vita presente a immagini e fantasmi del passato. Parlano a
due voci le attrici coinvolte nello sforzo di cercare, conoscere ma soprattutto
di farsi domande.
Tutto questo, a tratti si delinea a tratti scompare. Un sistema
di pesi, una bilancia instabile, pieni e vuoti fra cui cercare e raccontare.
Tre persone, tre punti di vista, un lavoro tra scrittura e messa
in scena.
Che cos’è A.V.? Se dovessi riassumere A.V. in una parola direi che
la più adatta è Necessità. In una sua battuta Ragazza dice:” Necessario in
filosofia è ciò che è e non può NON essere.” È partito tutto da lì. Per
raccontare la storia di Angela è stato Necessario capire di cosa volevamo
parlare. Non si è trattato semplicemente di denunciare un disagio personale
rispetto ad un argomento come le BR che spesso viene classificato come “oggetto
di rimozione collettiva” o “insensatezza dell’omicidio politico”. Nella
storia di Angela c’è anche questo. È vero. Ma soprattutto è una storia di
Responsabilità di Scelte e di Necessità. Le BR nascono in un contesto che è
più che sociale. E’ una dimensione parallela sospesa in quell’arco di
spazio-tempo chiamata genericamente anni ’70. Per quel poco che mi è stato dato
di capire, era un mondo in cui la gente aveva Fede. Fede nella possibilità di
agire concretamente sulla realtà, in prima persona. Fede nella possibilità di
sovvertire un mondo allo scopo di ottenere per sé e per gli altri il Necessario,
o come lo chiamavano allora, un Diritto. Una delle persone che in quegli anni
c’era,alla mia domanda “ Come si fa la Rivoluzione?”, mi ha risposto:”devi
partire dai Diritti. Diritto alla casa, Diritto al lavoro, Diritto alla sanità,
Diritto alla cultura, Diritto alla bellezza”.
Lottare per una necessità/diritto, ma più in generale lottare, richiede
delle scelte e a loro volta le scelte richiamano delle responsabilità. Questo è
anche il paradigma semplice/complesso del nostro narrare. Semplice perché è un
processo lineare. Complesso perché la scelta comprende in se stessa la
possibilità dell’errore. È il battito d’ali di una farfalla che scatena
l’uragano. Il nostro essere fallibili ci permette di procedere nell’esame di
un ecosistema contraddittorio come le BR. A prescindere dall’essere o meno
d’accordo sui mezzi ( e io non lo sono), va riconosciuto che è una storia di
scelte e di responsabilità estreme. Se mi guardo in giro, mi rendo conto di
quanto ci sia bisogno sia di riconoscere delle Necessità sia fare in base a
quelle delle Scelte. Qualche tempo fa un ragazzo operaio alle acciaierie di
Genova mi disse “ da noi ci sono ragazzi che pur di avere la macchina figa o il
palmare superaccessoriato fanno doppi e tripli turni. Qualcuno è anche finito
sotto le lamiere per questo. Perché dopo tante ore di lavoro i riflessi non ti
reggono.” A cosa si può rinunciare? Quali sono le nostre Necessità? Gli anni
’70 sono finiti ma la gente per le strade è ancora quella. È da loro che
veniamo. Perché ci dicono che noi non possiamo capire? Cosa è
cambiato? (presentazione di Marianna De Fabrizio)
La nostra storia e la scelta di parlare di Angela Vai e
delle BR
Chiara D’Ambros Ho incontrato per la prima volta Angela Vai tra le pagine
di Bianconi “Mi dichiaro prigioniero politico” . Pensare di essere una
brigatista…una cosa inimmaginabile, una realtà troppo lontana dal comprensibile,
che non può valicare la barriera dell’accettabile. Proprio pensando però a
quella barriera ha fatto sì che io iniziassi il mio viaggio di esplorazione di
questa persona, è iniziato grazie al fatto che mi sono accorta di aver erto tale
barriera, che a questo punto risultava essere una barriera alla comprensione. Mi
sono resa conto di avere giudicare a priori una storia, il che credo significhi
soffocarla, toglierle la possibilità di esistere e soprattutto quella di essere
raccontata, i giudizi sono da lasciare ad altri, non possono esserci in chi
racconta. Così mi sono avvicinata alla storia di Angela Vai con curiosità nuova,
con disponibilità ad accogliere sensazioni e stati d’animo non miei ma che
consentono l’esplorazione di un percorso personale di una ragazza che ha fatto
determinate scelte in un dato periodo storico, che attualmente viene forse
troppo spesso relegato volutamente in un angolo, all’ombra di altre storie.
Raccontare in prima persona per me ha significato abbattere la barriera della
superficialità, e scoprire la complessità del vivere in una certa situazione che
si può di tentare ricostruire, o meglio di “visitare” non per restituire verità
ma per porre delle questioni, per dare la possibilità di mettersi in
discussione, di smascherare quelle sicurezze che a loro volta celano grandi
ottusità, rifiuti che portano ad una decadenza morale e sociale, ad una sorta di
paralisi che costringe a guardare da un unico punto di vista per una e per tutte
le cose. Il testo di Marianna se è poi molto naturalmente intrecciato al mio
consentendo al racconto autobiografico di essere sostenuto dalla necessità di un
personaggio all’interno del racconto di comprendere. Proprio questo personaggio,
questa studentessa di liceo da voce all’io di Angela Vai che narra dei fatti del
suo passato con infiltrazioni di pensieri molto intimi a volte. La voce da fuori
che permette dichiarare la storia e di sottolineare la complessità del
personaggio, e dell’approccio ad esso. I due testi quindi si sono richiamati
l’un l’altro molto naturalmente e cercano di offrire diversi punti di
osservazione di una storia personale di una persona di primo piano degli anni di
piombo.
Marianna De Fabrizio Il personaggio di un’ipotetica ex allieva di Angela
Vai nasce da una serie di esigenze. In primo luogo, volevo parlare delle BR
dall’esterno dell’organizzazione. Al tempo stesso però mi serviva una voce
narrante che avesse forti motivazioni alla ricerca dei fatti e che fosse
disponibile a porsi delle domande aperte. Volevo qualcuno che dovesse
scontrarsi per la prima volta col problema della scelta armata e che rimanesse
in una posizione di stallo fra la necessità di comprendere e una naturale
repulsione per la violenza. In fine, sentivo il bisogno di avvicinare il
passato al presente, di riattualizzare cioè un linguaggio politico che ha perso
per strada molti dei suoi significati. Per questo ho scelto la figura di una
ragazza degli anni ’90 che ricerca non solo le motivazioni di una scelta
radicale di una figura a cui è affettivamente legata (la maestra Angela), ma
anche la storia del suo Paese e della sua famiglia.
L’incontro col testo di Chiara è avvenuto molto naturalmente. Durante il
seminario ho capito di aver bisogno di una presenza più forte di Angela e che il
mio testo da solo non bastava. È stato sufficiente provare a raccontare assieme
le due storie per capire che poteva funzionare.
Elena Vanni Era due anni che non vedevo Giulia, la incontro per strada, a
Roma, non lavora ed è insoddisfatta, mi parla di un gruppo di teatro che lavora
sulla narrazione, si chiamano Narramondo, dice che sono bravi… Due mesi dopo,
suona il telefono, è Giulia, mi dice che c’è un seminario del gruppo di cui mi
aveva parlato, sulle brigate rosse. Sulle brigate rosse? Tuffo al cuore, sempre,
quando sento questa sigla. Ci vado. Ci chiudiamo in una cascina sul Mugello,
sono piena di libri e di dubbi. Si legge, si scrive, si prova…la sera si
chiaccchera, complice un caminetto e il vino rosso.Mi rendo conto di non sapere
niente di quel periodo, di quegli anni settanta che mi inseguono e mi precedono
da tanti tempo. Alterno la confusione alla necessità di addentrarmi in un
lessico, in un periodo di grandi utopie e di notevoli cambiamenti. Distacco e
attrazione. Mi fisso un limite, non tanto quello di capire, ma di sapere. Adesso
so qualcosa in più, poco, ma sto andando avanti, questo progetto, questi testi,
sono una parte del cammino. Il mio progetto è continuare.
Chiara D’Ambros (Autrice). Laureata in Scienze della Comunicazione, ha
realizzato un progetto di ricerca per la tesi sul lavoro di M.Baliani,
A.Celestini, L. Curino, M. Paolini, con i quali ha lavorato in contesti
laboratoriali, e con J. Stanzak. Fa parte di Narramondo dal
2004 Elena Vanni Autrice e attrice (Angela). Ha lavorato con
Armando Punzo e la “Compagnia della Fortezza”, con Marco Martinelli, Barbara
Nativi. Fa parte di Narramondo dal 2003 Marianna De Fabrizio Autrice e
attrice (Ragazza). Diplomata allo Stabile di Genova ha lavorato con Annalaura
Messeri, Massimo Mesciulam e Valerio Binasco. Fa parte di Narramondo dal
2003
Rassegna Stampa ANNI DI PIOMBO
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