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  Fighting Dogs  
Fighting Dogs

 

dal 15 al 20 febbraio

Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
FIGHTING DOGS
testo di Andres Morte
in collaborazione con Guillermo Escalona

progetto e regia di Andres Morte

con Annamaria Gherardi, Daniela Giovanetti, Pino Censi, Corrado Russo, Andrea De Luca, Cristiano Nocera.

scene di Lali Canosa, aiuto regia Alessandra Felli

Aleksander, Isadora, Konstantin, Mijhail, Yakov, Yelena: sei eccentrici intellettuali riuniti in un party dal sapore cechoviano che illumina d’idee, di discussioni colte, di provocatori confronti una notte in piena epoca staliniana a Mosca. Fighting Dogs si muove su due piani narrativi: quello del “salotto” e quello dei “combattimenti”, una serata vividamente accesa dall’argomento scelto dai sei per la conversazione: inventeranno un racconto (il tema è quello che s’ispira al racconto Cuore di cane di Bulgakov), incentrato sull’esperimento di uno scienziato che impianta ad un cane un cervello e altri organi umani, ottenendo risultati veramente inquietanti…
È sul ring da boxe che gli stessi personaggi s’impegneranno a “provare” diversi ruoli indossando a turno gli abiti di “uomo – cane”, medico, assistente, serva e così via. Ciascuno di questi round è scandito da un richiamo ironico a diverse tipologie teatrali (dalla biomneccainca di Mejerchold agli esercizi dell’Actor Studios di New York, dal teatro di regia allo straniamento brechtiano!).

Teatro di conversazione mordace, intelligente?
Fighting Dogs è questo e molto di più: un’esplosione di teatro vivo, palpitante, giovane, un intreccio di linguaggi complessi e coinvolgenti, un vortice di riferimenti provocatori al nostro tempo e di citazioni, talvolta ironiche, concetti che spesso si sciolgono in coppe di champagne e rock, fra tresche omosex, video, sensualità e balli teneramente in coppia, in cui i personaggi sono tutti ben coscienti che mentono mentalemente....
Fighting Dogs è infine soprattutto espressione dell’originalissima personalità artistica di Andrés Morte che – in qualità di regista e autore – imprime allo spettacolo un segno di grande forza e significato. Fondatore del celebre gruppo catalano La Fura des Baus che con le sue provocatorie performance ha scosso e affascinato le platee internazionali, ha sviluppato la sua carriera toccando i più diversi generi spettacolari.
Il regista attraverso immagini forti, ironiche, estreme, brani punk rock e uso del video crea spunti per “risvegliare” il senso critico, per riflettere su un’attualità che con inquietudine potremmo riconoscere – come all’epoca di Bulgakov – malata di una troppo limitata libertà d’espressione, di un’infida e dilagante tendenza al “trasformismo” politico e alla mistificazione ideologica.
Davanti alla vicenda del cane – che mite e semplice nella sua originaria natura, dopo la forzata “umanizzazione” dà sfogo a un’identità nuova, lombrosiana, violenta e volgare – appare naturale una riflessione sulla brutalità dell’uomo. La pièce dunque si pone, e ci pone, domande scomode: chi resiste all’autentica seduzione che il potere mette in atto? Che ruolo interpretano veramente, in questo tempo di sbandamenti ideologici, gli intellettuali, depositari della creazione e suppostamente lucidi?
Alla fine ci si accorge che è più facile essere cani fedeli e obbedienti piuttosto che mantenere all’interno di questa civiltà., di tutto questo progresso, gioco di poteri, un cuore di cane.

 

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