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  La Leggenda di Redenta Tiria  
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La Leggenda di Redenta Tiria

NUOVA PRODUZIONE

Compagnia Teatri Possibili

LA LEGGENDA DI REDENTA TIRIA
di Salvatore Niffoi 

progetto e regia di Corrado d'Elia

 Abacrasta non si trova in nessuna enciclopedia o carta geografica.
Abracasta è meglio noto come «il paese delle cinghie»: molti fra coloro che vi abitano, ad un certo punto della loro esistenza, sentono il richiamo della Voce, e corrono ad impiccarsi.
Legano al collo la cinghia e dicono addio alla vita.

Corrado d'Elia attore, regista e direttore del Circuito Teatri Possibili incontra Salvatore Niffoi, tra i più grandi scrittori italiani viventi (premio Campiello 2006).

Scopre, si innamora del suo scrivere, della sua poetica, della forza radicata nei suoi componimenti e adotta il suo raccontare di una terra e della sua gente, le storie, le passioni di una Sardegna profondamente magica, cruda e autentica come i suoi meravigliosi contrasti, i suoi limiti e le sue sconfinate possibilità, le profondità turchine del mare, le aspre colline arse dal sole e dal vento impietoso.
La poesia. Ecco il connubio. E la Sardegna.


Un'isola densa di storia, tradizioni e credenze, dove tutto è tanto terreno quanto mistico; una terra i cui i profumi si fondono pungenti e deliziosi allo stesso tempo, alla vita, alla morte, al destino.
Terra, acqua, sangue, vino e carne, visioni estreme e poetiche.

Prende così forma il desiderio e la necessità di Corrado d'Elia di portare in teatro “La Leggenda di Redenta Tiria”.
Conosce Salvatore Niffoi, con il quale stabilisce una profonda intesa artistica, spirituale e un'amicizia profonda.
Per raccontare questa storia sceglie le sonorità e le intense emozioni che una grande artista sarda con le sue canzoni riusciva a trasmettere, Marisa Sannia.

Salvatore Niffoi

È stato insegnante di scuola media fino al 2006. Vive a Orani, piccolo centro della Barbagia in provincia di Nuoro. Si è laureato in lettere a Roma nel 1976 con una tesi sulla poesia dialettale sarda (i relatori erano Carlo Salinari e Tullio de Mauro).
Scrive il suo primo romanzo, Collodoro, nel 1997, edito dalla casa editrice nuorese Solinas. Nel 1999 inizia il sodalizio con la casa editrice Il Maestrale, con la quale ha pubblicato i successivi romanzi: Il viaggio degli inganni (1999), Il postino di Piracherfa (2000), che nel 2004 è stato tradotto in Francia, Cristolu (2001), La sesta ora (2003).

Con i romanzi La leggenda di Redenta Tiria e La vedova scalza l'editore è diventato la casa editrice Adelphi di Milano; è proprio con La vedova scalza che ha vinto il Premio Campiello 2006.

La sua prosa si caratterizza per la commistione di italiano e sardo, sia dal punto di vista lessicale sia sintattico. L'uso del sardo è una scelta voluta e necessaria. Come lui stesso afferma, non si tratta di tenere lontani i lettori che non conoscono il suo idioma, bensì di dare alle cose il nome che hanno, poter esprimere il senso della narrazione senza incorrere nel tradimento della traduzione, in un approccio alla letteratura volto a conservare i dubbi, piuttosto che esplicitare le certezze. Degne di nota sono le sue descrizioni, che di gran lunga prevalgono sui dialoghi, e che hanno una incredibile capacità di restituire i colori e gli odori, ma anche i rumori (anche mediante l'uso delle onomatopee), sollecitando i sensi e regalandoci meravigliosi spaccati di "sardità".

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