VacisGabriele Vacis: un grande maestro, un punto di riferimento per attori e registi

Descrizione a cura di Gabriele Vacis

Il seminario si concentra su esercizi e pratiche teatrali applicate alla cura della persona. Il teatro come servizio sociale è un concetto antico che però oggi trova declinazioni nuove nelle esperienze di comunità e di inclusione. Il teatro, incalzato dalla tecnologia, può finalmente permettersi di abbandonare all’entertainment e i suoi caratteri più spettacolari per rivolgersi alla cura della persona.
Oggi c’è molta più gente che fa teatro, che danza, che produce cinema, di quanta non vada a vederli teatro, danza, cinema. È una buona notizia.
Gli ultimi decenni di ricerca hanno utilizzato le tecniche del teatro per l’integrazione dei disabili, per la medicina narrativa, per il recupero delle periferie disagiate… Nel nostro seminario si sperimenteranno tecniche come la “Schiera” e lo “Stormo”. Queste pratiche comportano un mutamento radicale delle figure stesse dell’attore, del regista e del drammaturgo, un loro ripensamento profondo. Ormai il lavoro dei più significativi artisti contemporanei non percepisce più l’azione sociale come un dovere ideologico o una caritatevole elargizione: l'inclusione è ormai la poetica di molti tra gli attori, registi, drammaturghi più innovativi. Si studieranno metodi di approccio e allenamento all’attenzione, alla consapevolezza di derivazione teatrale, indirizzati alla loro applicazione in contesti di comunità.

Schiera è una pratica d’attenzione. Pratica perché non è sempre afferrabile teoricamente, ma cerca di comprendere il mistero. E anche perché richiede un’applicazione costante nel tempo.

E’ una pratica e non un esercizio perché include moltissimi esercizi. Esercizi mutuati dalle più diverse tradizioni meditative, dallo yoga agli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola, fino alla bioenergetica, o dalle più diverse tradizioni teatrali, dalla psicotecnica di Stanislawski al training di Grotowski. E’ una pratica e non un metodo perché non tende a raggiungere una conoscenza certa, ma collabora con l’incertezza. Non è un metodo perché non è generalizzabile: dipende dalle persone che la praticano, dalla loro sensibilità. Schiera è una pratica d’attenzione perché allena alla consapevolezza di sé, degli altri, del tempo, dello spazio. Scrivo consapevolezza, in italiano, ma sarebbe meglio awareness, in inglese. La consapevolezza, in italiano, è una macchina del pensare, abita solo nella mente e nel flusso del pensiero discorsivo. Awareness comprende il corpo, i sensi: vedere quello che si guarda, ascoltare quello che si sente, percepire quello che si tocca, gustare quello che si mangia, riconoscere quello che si odora. Non è facile stare in awareness, è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui. Però ci sono momenti, nella vita, in cui siamo obbligati ad essere in awareness. Sono momenti straordinari, una grande gioia o un grande dolore. Siamo costretti ad essere aware quando siamo veramente in pericolo, quando abbiamo paura perché abbiamo ragioni vere per avere paura, quando siamo presenti ad una nascita o ad una morte. Quando siamo in presenza di eventi come questi è come se il tempo si dilatasse. Come se potesse contenere conoscenze e sentimenti sconosciuti. Ed è come se potessimo osservare tutto quello che accade, dentro e fuori di noi. E’ un’osservazione serena di eventi in cui siamo coinvolti e nello stesso tempo testimoni. Azioni che si generano autonomamente ma a cui noi siamo presenti. In questi casi siamo ammessi ad uno stato di percezione molto speciale. Il nostro corpo sa cosa fare, e lo fa. Non perché la mente glielo ordina: la mente sta insieme al corpo, niente ordina niente a niente. La mente non pensa parole, ma sta nell’azione. Tutto accade perché è così che deve essere. Siamo presenti, siamo aware.

Un giorno facevamo Schiera in una sala con grandi vetrate. Cominciò a nevicare. Uno dei ragazzi, Dan, spiegò così quello che stavamo facendo: hai mai guardato la neve? Scende calma, scende tutta insieme. Ogni fiocco si prende cura di quello vicino per non lasciare spazi vuoti. Nessun fiocco di neve guida un altro fiocco di neve. Tutti insieme sanno cosa fare.

La prima osservazione introduttiva degli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola dice: Con Esercizi spirituali si intende ogni modo di esaminare la coscienza, meditare, contemplare, pregare vocalmente e mentalmente e altre operazioni spirituali. Come, infatti, il camminare e il correre sono esercizi corporali, così si chiamano esercizi spirituali tutti i modi di disporre l'anima a liberarsi di tutti gli affetti disordinati e, una volta eliminati, a cercare e trovare la volontà divina nell'organizzazione della propria vita per la salvezza dell'anima.

Schiera è una pratica d’attenzione perché parte dal camminare, ma ricompone esercizi corporali ed esercizi spirituali.

Schiera nasce nel teatro, ma con il tempo sta estendendo la propria applicazione in diversi ambiti della cura della persona.

Per il seminario vorrei che gli allievi sapessero a memoria un testo a loro scelta di almeno trenta righe. Potrà essere un testo narrativo o un monologo, ma anche un articolo di giornale o un saggio. Potrà essere anche scritto da loro: meglio se lo sanno già da tempo, se lo hanno “in repertorio”.

Poi dovranno sapere a memoria una poesia lunga almeno quanto “l’infinito” di Leopardi. Questa dovrà essere un’opera d’autore, va bene Pascoli come Dylan Thomas, Rilke come la Merini. La poesia non può essere scritta da loro.

Sia il testo che la poesia dovranno essere detti, completamente, senza incertezze.

DIRE, non recitare, mi raccomando.

Vuol dire che dovranno essere in grado di lasciar fluire le parole una dietro l’altra, senza interpretare e soprattutto SENZA INTERROMPERSI MAI. Dovranno essere in grado di dire tutto il testo così, senza pensarci, di seguito, senza pause.

Infine bisogna che sappiano una canzone: va bene tutto, la “Chanson d’amour” di Fauré o “serenata rap” di Jovanotti, “Verranno a te sull’aure i miei sospiri ardenti” di Donizetti o “Sciur padrun da le bele braghe bianche”, purché la sappiano dall’inizio alla fine. Non devono preoccuparsi se sono stonati.


FREQUENZA
- 4/12/20 dalle ore 18 alle ore 22, 5/12/20 dalle ore 11 ore alle 22 (con pause) e 6/12/20 dalle ore 11 alle ore 14, docente Gabriele Vacis

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