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cecità foto“L'essenziale è invisibile agli occhi” scriveva Saint Exupery, un attore privato della vista, non potendo vedere, ha bisogno di percepire cosa gli sta intorno.

Il buio appartiene ad una dimensione priva di tempo e di spazio, l'istinto diventa l'unica possibilità di esserci. Una profonda esperienza inserita in un insolita situazione teatrale come la cecità, che non parte dal lavoro sul personaggio o dal lavoro sulle battute ma che può condurre ad un personaggio teatrale con delle battute.

Si parte dal non vedere per arrivare al testo. Il testo di riferimento è proprio il romanzo di Saramago "Cecità", capolavoro della letteratura contemporanea, dove viene magistralmente descritta una città senza nome all'interno della quale casualmente comincia a dilagare la cecità. Tutti, tranne una donna, perdono la vista, non hanno pù riferimenti visuali vivono quindi non più in una società di immagini ma in un non luogo buio da cui devono ripartire per organizzare una microsocietà con nuove regole, riorganizzare la propria vita e le proprie relazioni intime e sociali.

In questo percorso il lavoro del singolo, ancora di più che in ogni altro lavoro teatrale, non può e non deve prescindere dall'altro e dalla relazione perché al buio più che un'azione noi abbiamo una re/azione a quello che accade.

Com'è organizzato: training nel buio, studio per un allestimento scenico del romanzo sul principio del reagire.
A chi è rivolto: A tutti. Non è richiesta una particolare preparazione, presentarsi muniti di benda e in abiti comodi.


GIORNO&ORA: 27 e 28 gennaio 2018 dalle ore 10 alle ore 19 ULTIMI 3 POSTI
DOCENTE: Corrado Calda 

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