Skip to main content

Breve descrizione dello spettacolo
In uno spazio asettico ma anche astratto i corpi di alcune giovani donne si muovono per ripercorrere la straziante vicenda di Else, una ragazza borghese di fine ‘800 costretta per salvare la sua famiglia a scendere a compromessi estremi. Ripercorriamo questa vicenda filtrata dal punto di vista della protagonista, una ragazza come tante messa in condizioni estreme. Ma chi abbiamo davanti? Tante Else, una sola, nessuna? La storia è inventata o reale, è un ricordo o un sogno? Eppure, aldilà della sua evanescenza, ancora oggi questo capolavoro di Schnitzler lancia interrogativi: noi cosa saremmo disposti a fare per salvare i nostri cari? Riusciremmo a mettere come posta in gioco anche il nostro corpo e il nostro pudore?

Note di regia di D. Gasparro
Uno degli elementi più interessanti de La signorina Else credo risieda nella sua struttura, quella del cosiddetto flusso di coscienza, e in questo caso ci troviamo davanti a un capolavoro del genere.
Quando si indaga teatralmente questo genere di materiale bisogna essere disponibili a esplorare territori dove è richiesta una grande mobilità mentale: tentare di restituire espressivamente quel complesso sistema di interconnessioni che la nostra mente opera in frazioni di secondo è difficile, ma ritengo sia un ottimo banco di prova per delle giovani attrici che si affacciano alla professione.
Quello che si è cercato di fare è affidare quel fiume di parole a cinque giovani interpreti, suddividendo, per così dire, quel magma in altrettante parti e trovandone il corpo. Si assiste così a una sorta di “operazione a cervello aperto” dei ricordi di Else, a metà strada tra il sogno e la veglia, tra la verità e le bugie, i fatti e le autoproiezioni.
In questo cortocircuito Schnitzler dialoga idealmente con Pasolini, “Doppio Sogno” con “Calderòn”, i ricordi autentici con quelli falsi, le pulsioni con la vita reale. 
Come in tutto quello che abita la nostra mente si assiste a un ventaglio di possibilità notevole, magari schizofrenico, sicuramente caleidoscopico, ma senz’altro ricco, come ricca e variopinta è la vita intima di ciascuno di noi.