Mostruosità possibili

Guardare. Nominare. Liberare.
A partire da Medusa, un percorso di teatro e pratiche comunitarie per interrogare lo sguardo, riconoscere la violenza e aprire possibilità di trasformazione.
Mostruosità Possibili nasce all’interno del percorso Femminismi Possibili, percorso promosso da Teatri Possibili e dalla Compagnia Corrado d’Elia, che intreccia teatro, pensiero critico e pratiche partecipative intorno alle molte forme del femminile e alle identità che abitano il contemporaneo. Da questo orizzonte prende forma un nuovo progetto, che raccoglie la pluralità degli sguardi e la conduce verso una domanda più radicale: cosa accade quando un corpo, una voce, una vittima, una presenza fuori norma vengono trasformati in mostro? E cosa accade quando quella mostruosità viene riconosciuta non più come vergogna, ma come possibilità di consapevolezza e trasformazione?
Il mostro, in questo progetto, è inteso come ciò che la società decide di rendere intollerabile quando non riesce ad accogliere una ferita, una differenza, una libertà o una verità che la mette in crisi. A partire da Medusa, però, la mostruosità viene sottratta allo stigma e riconosciuta come luogo di consapevolezza e forza: ciò che era stato escluso o reso spaventoso diventa possibilità di trasformazione, capace di interrogare lo sguardo e aprire nuove forme di relazione.
Il cuore artistico del progetto è Medusa, spettacolo prodotto dalla Compagnia Corrado d’Elia, co-scritto (con Aurora Lombardo e Bianca Montanaro), diretto e interpretato da Chiara Salvucci. A partire dal lavoro scenico e dalla ricerca che lo accompagna, Mostruosità Possibili amplia i temi dello spettacolo e li sviluppa in un percorso pubblico fatto di momenti di confronto, approfondimenti e pratica teatrale.
Il Teatro Corvetto diventa il luogo in cui la ricerca artistica incontra il quartiere e la città, trasformando un tema complesso in un’occasione di consapevolezza e relazione, in cui il pubblico è chiamato a prendere parte a un processo condiviso. Un presidio vivo di produzione culturale e trasformazione, capace di aprire domande comuni e interrogare gli immaginari che costruiscono il presente.
Medusa nasce dall’urgenza contemporanea di guardare i dispositivi culturali che ancora oggi creano o normalizzano la violenza, e insieme d’ interrogare ciò che rimane dentro i corpi, nella memoria, nella percezione di sé. È il presente a convocare il mito. Il presente con le sue forme di giudizio e rimozione, ma anche il presente della coscienza: il tempo in cui diventa possibile riconoscere il trauma e far riaffiorare ciò che è rimasto pietrificato.
In scena, Medusa non resta confinata al mito ma la riconosciamo come una presenza viva e profondamente radicata nelle esperienze e nelle memorie di donne contemporanee.
Il corpo dell’attrice è il luogo in cui questa materia prende voce, un corpo che non rappresenta ma ricorda, resiste, nomina e libera.
Lo spazio scenico riattiva il ricordo come esperienza percettiva e interiore. Ciò che è rimasto bloccato torna progressivamente ad affiorare. La scena prende forma attraverso un dispositivo a impulsi, in cui parola, corpo, immagini, suono e video dal vivo affiorano per frammenti, come ritorni improvvisi della memoria, interrompendo l’azione, riattivandola e spostandola dal mito al presente. La telecamera e lo schermo moltiplicano lo sguardo e ne amplificano il punto di vista, portando in primo piano dettagli che resterebbero invisibili. Restituiscono così la sensazione di un corpo frammentato, esposto, giudicato, ma anche capace di riconoscersi, riappropriarsi della propria immagine e riprendere parola.
Questa scrittura scenica, fortemente visiva e immersiva, produce un impatto emotivo immediato e rende il mito accessibile a sensibilità differenti. L’uso di nuovi linguaggi non è sovrapposizione tecnologica, ma una necessità interna e fondante dello spettacolo: dare forma a ciò che non riesce a essere detto solo con la parola, rendere percepibile la frattura del trauma, trasformare la memoria in esperienza teatrale.
Proprio questa natura multidisciplinare consente a Medusa di parlare anche a spettatrici e spettatori meno abituali, intercettando nuovi pubblici attraverso una forma contemporanea e intensa, capace di coinvolgere senza semplificare, rendendo immediata e percepibile la profondità del suo messaggio.
Il progetto s’ inserisce nei giorni di Teatro City – Milano Città dei Teatri, dal 15 al 18 ottobre 2026, in coerenza con la natura della manifestazione, che prevede spettacoli, incontri, attività partecipative, laboratori e iniziative di avvicinamento al teatro rivolte a pubblici diversificati.
Il percorso si sviluppa in tre movimenti: Nominare. Liberare. Guardare.
16 ottobre – Nominare
Quando il femminile fa paura
Il mostruoso tra paura, giudizio e libertà
Teatro Corvetto – ore 19.30
Venerdì 16 ottobre il percorso si apre con una giornata di convegno dedicata al mostruoso femminile e alle narrazioni culturali con cui una società educa lo sguardo, produce giudizio e controllo.
La giornata partirà dagli immaginari del mostruoso femminile tra mito, arte, letteratura e cultura visiva, osservando come, nel tempo, molte figure femminili siano state rese perturbanti proprio nel momento in cui uscivano dai ruoli previsti. Il mostruoso femminile sarà interrogato come dispositivo culturale ma anche spazio di possibile rovesciamento.
Nominare questi immaginari significa riconoscere le narrazioni che preparano il modo in cui guardiamo i corpi, il desiderio, la rabbia, la libertà e la non conformità, per aprire nuove possibilità di lettura e consapevolezza.
A partire da questo lavoro sugli immaginari il convegno si sposterà poi verso il riconoscimento dei dispositivi reali della violenza e dei loro effetti sulla memoria, sul corpo e sulla percezione di sé. Il confronto con professioniste e professionisti competenti permetterà di affrontare temi come il consenso, la violenza verbale, la colpevolizzazione della vittima, la vittimizzazione secondaria, il linguaggio processuale e mediatico.
Un focus specifico sarà dedicato al trauma e alla memoria traumatica, anche con un’introduzione divulgativa all’EMDR, intesa come chiave di comprensione dei processi di blocco e possibile rielaborazione.
Nominare significa sottrarre la violenza alla zona grigia in cui spesso resta occultata. Significa rendere visibile il sistema di parole, immagini e abitudini che produce modelli da riconoscere, mettere in discussione e scardinare.
17 ottobre – Liberare
Tana libera tutti!
Mostri in libertà
Teatri Possibili – orario da definire
Sabato 17 ottobre il progetto prosegue con “Tana libera tutti! Mostri in libertà”, un laboratorio gratuito di teatroterapia e pratiche teatrali comunitarie, aperto alla cittadinanza. Dopo la giornata di convegno, il percorso si sposta dal piano della parola e dell’approfondimento a quello del corpo, della voce, dell’immaginazione e della relazione, in una dimensione accessibile, protetta, vitale e anche ludica.
“Liberare” diventa qui un atto concreto: creare uno spazio in cui ciò che può sembrarci mostruoso smetta di essere nascosto o giudicato e possa trasformarsi in presenza e possibilità espressiva. Attraverso esercizi teatrali i partecipanti saranno accompagnati ad avvicinarsi con leggerezza a un gesto profondo: riconoscere le proprie paure, i propri condizionamenti, le proprie parti “fuori norma” e dare loro forma, voce e relazione.
Il laboratorio non richiede competenze teatrali pregresse, ma propone un’esperienza condivisa in cui il teatro diventa pratica di consapevolezza e trasformazione creativa.
Se tutti possiamo diventare mostri, allora nessuno è più mostro da solo.
18 ottobre – Guardare
Medusa
Spettacolo e dibattito conclusivo
Teatro Corvetto – ore 21.00
Domenica 18 ottobre il percorso si conclude con Medusa, spettacolo prodotto dalla Compagnia Corrado d’Elia, co-scritto (con Aurora Lombardo e Bianca Montanaro), diretto e interpretato da Chiara Salvucci.
Dopo il convegno, che ha “nominato” gli immaginari del mostruoso femminile, i meccanismi della violenza e le possibilità di rielaborazione, dopo il laboratorio che ha “liberato” uno spazio di espressione condivisa, il pubblico arriva a Medusa portando con sé uno sguardo più consapevole. Lo spettacolo è il momento finale del percorso, una soglia emotiva e artistica in cui le domande aperte nei giorni precedenti tornano alla scena.
“Guardare” qui è concentrare lo sguardo su ciò che spesso viene evitato, giudicato o reso intollerabile. A partire da Medusa, il pubblico è invitato a interrogare il proprio punto di vista e a chiedersi veramente: chi è davvero il mostro?
Al termine dello spettacolo è previsto un momento di dialogo con il pubblico, pensato come uno spazio conclusivo di risonanza, un tempo in cui ciò che la scena ha fatto emergere possa continuare a circolare come riflessione e consapevolezza condivisa.
Il percorso si chiude così dove tutto è nato: davanti a Medusa, che non pietrifica, ma rivela e invita chi guarda a sostenere lo sguardo.
Sinergie e collaborazioni
Mostruosità Possibili è un progetto promosso da Teatri Possibili APS presso Teatro Corvetto, sviluppato in collaborazione artistica con la Compagnia Corrado d’Elia a partire dallo spettacolo Medusa. Il progetto prevede il coinvolgimento di realtà culturali, associative e professionali. In particolare:
Libreria delle donne di Milano
La Libreria delle donne di Milano partecipa al convegno con un intervento di Daniela Santoro, offrendo il proprio sguardo sui temi della giornata e, in particolare, sul primo nucleo dedicato agli immaginari del mostruoso femminile e alle rappresentazioni, alle parole e alle narrazioni culturali che hanno costruito e continuano a influenzare lo sguardo sul femminile.
La collaborazione comprende inoltre la preparazione di una bibliografia tematica e l’allestimento di un punto libri con esposizione e vendita di una selezione di testi dedicati ai temi del progetto, per offrire al pubblico ulteriori occasioni di conoscenza e approfondimento.
Associazione Donna aiuta Donna
L’Associazione Donna Aiuta Donna partecipa al convegno con l’intervento di Claudia Di Palma, mettendo a disposizione competenze professionali nell’ambito del contrasto alla violenza di genere e l’esperienza maturata nei percorsi di ascolto, tutela e accompagnamento delle donne. Il suo contributo potrà approfondire i processi di riconoscimento della violenza, le difficoltà che ostacolano la richiesta di aiuto e il ruolo del linguaggio processuale e mediatico nella costruzione del racconto della vittima e nei meccanismi di vittimizzazione secondaria.
Centro di Psicologia inTerapia
Il Centro di Psicologia InTerapia partecipa al convegno con un intervento dello psicologo e psicoterapeuta Simone Sottocorno, dedicato al trauma e alla memoria
traumatica, approfondendo gli effetti della violenza sul corpo, sulla percezione di sé e sulle relazioni. Il contributo offrirà inoltre un’introduzione divulgativa all’EMDR, mettendo in dialogo le competenze psicologiche e psicoterapeutiche con il linguaggio artistico di Medusa e con i possibili processi di rielaborazione dell’esperienza traumatica.
